Euro Sereni

Tecnologia, esperienza sul campo e un metodo per progettare Digital Signage che funzioni davvero

Non sono arrivato al Digital Signage partendo dalla comunicazione. Ci sono arrivato dalla tecnologia.

La mia formazione nasce dall’ingegneria elettronica e dalle telecomunicazioni, in un periodo in cui lavorare con elaborazione digitale dei segnali, sistemi di trasmissione, DSP e FPGA significava confrontarsi ogni giorno con tecnologie ancora in piena evoluzione.

È un'impostazione che mi è rimasta: prima capire il problema, poi scegliere la tecnologia.

Dalla ricerca alla progettazione

Dopo la laurea in Ingegneria Elettronica all’Università di Perugia ho proseguito il mio percorso nell’ambito della ricerca universitaria, lavorando su sistemi di comunicazione digitale e tecnologie broadcast.

Uno dei momenti più significativi di quegli anni è stato il Texas Instruments DSP Solution Challenge 1997, al quale ho partecipato con il DSP Lab dell’Università di Perugia. Il progetto del nostro team risultò vincitore della competizione internazionale e nel maggio 1998 ricevemmo da Texas Instruments il riconoscimento finale del valore di 100.000 dollari.

Al di là del premio, quell’esperienza rappresentò soprattutto una conferma di un approccio che avrebbe accompagnato tutto il mio percorso professionale: studiare la tecnologia, sperimentarla e trasformarla in qualcosa che possa funzionare concretamente.

Nel 2000 ho contribuito alla nascita di Digilab2000, azienda dedicata alla progettazione ICT, alle telecomunicazioni digitali e al video processing.

Da quell’esperienza è nata successivamente Echo Solution, una delle prime piattaforme italiane dedicate al Digital Signage.

È stato il momento in cui tecnologia, video, reti e comunicazione hanno iniziato a convergere in quello che sarebbe diventato il mio settore professionale principale.

Oltre vent'anni nel Digital Signage

Lavorare nel Digital Signage per oltre vent’anni significa aver assistito a una trasformazione continua, quasi ininterrotta, di tutto ciò che compone questo settore.

Nel tempo sono cambiati gli schermi, nelle dimensioni, nelle tecnologie e nei formati. Sono cambiati i player e i sistemi di gestione dei contenuti, passando da soluzioni locali a piattaforme sempre più distribuite e connesse. Il cloud ha poi rappresentato un vero punto di svolta, modificando radicalmente il modo in cui si progettano, si gestiscono e si mantengono le infrastrutture.

A questo si sono aggiunti nuovi elementi che hanno progressivamente ampliato lo scenario: LED wall sempre più complessi, dispositivi System-on-Chip, sensori, API, sistemi di analytics, intelligenza artificiale e, più recentemente, il mondo del Retail Media.

Eppure, nonostante questa evoluzione costante della tecnologia, c’è un aspetto che è rimasto sorprendentemente invariato.

Un progetto non funziona semplicemente perché utilizza una tecnologia avanzata. Funziona davvero solo quando tecnologia, contenuti, contesto e obiettivi vengono progettati come un sistema unico, coerente e integrato.

È una convinzione maturata soprattutto sul campo, lavorando con aziende utenti finali, system integrator, installatori, rivenditori, responsabili IT e reparti marketing.
Ho visto sistemi tecnicamente eccellenti produrre risultati modesti perché mancava una strategia di contenuto.

E ho visto progetti apparentemente più semplici funzionare molto bene perché erano stati progettati partendo dalle esigenze reali delle persone che avrebbero utilizzato o visto quegli schermi.

Dalla tecnologia alla cultura del Digital Signage

Negli anni il mio rapporto con il Digital Signage non si è limitato alla progettazione di sistemi e piattaforme.

Tra il 2008 e il 2011 ho fatto parte del comitato organizzatore di Visual Communication Italia, partecipando inoltre come relatore a diversi seminari dedicati al Digital Signage nelle edizioni di Milano, Roma e Catania.

Già allora i temi al centro del confronto erano quelli che considero ancora oggi determinanti: il Digital Signage come nuovo mezzo di comunicazione, il ruolo dei contenuti, la capacità di generare valore per il cliente e la necessità di andare oltre la semplice installazione di uno schermo.

Quell’esperienza mi ha permesso di affiancare all'attività progettuale anche il confronto con professionisti, aziende e operatori del settore.
È stato un passaggio importante: il Digital Signage non era più soltanto una tecnologia da realizzare, ma un sistema da comprendere, spiegare e progettare in una prospettiva più ampia.

Il rapporto con Navori

Dal 2012 collaboro con Navori Labs, azienda internazionale specializzata nelle tecnologie per il Digital Signage, della quale oggi distribuisco le soluzioni in Italia.

Questa scelta è arrivata dopo aver vissuto direttamente l'esperienza dello sviluppo di una piattaforma proprietaria e dopo diversi anni trascorsi all'interno dell'ecosistema professionale del Digital Signage.

Mi ha insegnato un principio che considero oggi ancora più evidente: in un settore come il Digital Signage, dove lo sviluppo tecnologico è estremamente veloce e continuo, non è realistico — né strategico — pensare di mantenere internamente ogni componente sempre allo stato dell’arte.

È qui che realtà strutturate come Navori dimostrano il loro valore, perché sono in grado di investire in modo costante nell’evoluzione della propria piattaforma, mantenendola aggiornata, scalabile e allineata agli standard più avanzati del mercato.

In questo contesto, la scelta più intelligente non è “fare tutto”, ma diventare esperti a 360° dell’ecosistema: conoscere profondamente la tecnologia, comprenderne i limiti e le potenzialità, e costruire attorno ad essa competenze, servizi, integrazioni e una rete di professionisti capaci di trasformarla in progetti concreti e sostenibili nel tempo.

Il mio lavoro oggi si sviluppa proprio in questa direzione: tecnologia, consulenza e collaborazione con system integrator e partner specializzati.

Perché ho scritto Digital Signage che Vende

Dopo molti anni trascorsi a progettare soluzioni e a confrontarmi con domande ricorrenti — quale CMS scegliere, quale hardware utilizzare, come organizzare i contenuti, come integrare i dati, come misurare i risultati, dove si nascondono i costi e quali errori evitare — ho sentito l'esigenza di mettere ordine.

Da qui è nato Digital Signage che Vende. Non volevo scrivere un manuale dedicato a un prodotto. Volevo raccogliere un metodo.

Un modo per osservare un progetto nella sua interezza: strategia, tecnologia, contenuti, integrazioni, organizzazione e ritorno sull'investimento.

Perché il Digital Signage funziona davvero solo quando queste componenti smettono di essere affrontate separatamente.

Perché nasce il Digital Signage Knowledge Hub

Un libro, però, ha inevitabilmente una data di pubblicazione, la tecnologia no.

Il Digital Signage Knowledge Hub nasce quindi come naturale prosecuzione del libro: uno spazio nel quale quel metodo può continuare a crescere attraverso nuovi Case Study, checklist operative, template, approfondimenti tecnici, video e contributi di altri professionisti.

Il mio ruolo è curarne la direzione editoriale mantenendo un criterio molto semplice: ogni contenuto deve aiutare qualcuno a progettare, scegliere o decidere meglio.

Non serve accumulare informazioni. Serve trasformarle in conoscenza utilizzabile.

Un Hub costruito sull'esperienza, ma aperto al confronto

Il Digital Signage è ormai un ecosistema troppo ampio perché una sola persona possa rappresentarne ogni competenza.

Per questo il Knowledge Hub non vuole essere soltanto la mia voce.

Una parte crescente dei contenuti nascerà dal confronto con system integrator, produttori, tecnici, content creator, aziende e professionisti che ogni giorno affrontano problemi differenti sul campo.

L'obiettivo è mettere insieme esperienza, punti di vista e strumenti concreti.

Perché dopo oltre vent'anni in questo settore una convinzione è diventata sempre più forte:

la tecnologia cambia, il metodo con cui impariamo a scegliere quella giusta vale molto più a lungo.